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(Testo di Ignazio Gennusa)
Il territorio comunale ricade nel settore nord-occidentale dei Monti Sicani ed è dominato dal massiccio del Monte Genuardo (1180 m), costituito in prevalenza da una potente sequenza di rocce carbonatiche, silicee e marnose di età compresa tra il Triassico (245 milioni di anni fa ed il Neogene (20 m.a.).

   Le rocce più antiche sono costituite da dolomie e calcari di piattaforma carbonatica, formatisi in ambienti marini assimilabili alle attuali scogliere coralline tropicali,  che si possono rinvenire proprio sulla parte sommitale del Monte.

   Su queste affiorano calcari nodulari grigi i e rosati ricchi di ammoniti, formatisi in ambienti marini  più profondi, del periodo Giurassico (204 milioni di anni fa). Presentano numerose intercalazioni di lave sottomarine, le cosiddette pillow lavas o lave a cuscino, dovute ad attività eruttive risalenti a circa 135 milioni di anni fa (Giurassico-Cretaceo inferiore), depositi che si ritrovano lungo la strada per Santa Maria del Bosco e, in spessori più consistenti, in prossimità della vetta di Monte Genuardo.

   Seguono delle rocce silicee di colore verde costituite da ammassi di gusci  silicei appartenuti a microorganismi (Radiolari) che dopo la morte si depositavano sui fondali marini, a grandi profondità. Sono visibili in contrada Bosco del Pomo e Portella dei colori. Il periodo di sedimentazione di queste rocce viene attribuito al Giurassico superiore (140 m.a).

  Le formazioni geologiche delle zone pedemontane (contrade Castagnola, Gurgo, Serradamo) sono costituite in prevalenza da calcari marnosi di colore bianco denominati "Lattimusa",  molto ricchi di fossili  (Aptici e Belemniti). Su questi giacciono i calcari marnosi di colore bianco e rosa, individuati col termine "scaglia", ricchi in microfossili calcarei (foraminiferi planctonici), che si fanno risalire  al periodo cretacico  (130 m.a). Intercalati nella scaglia si trovano spesse lenti (fino a 100 metri) di megabrecce calcaree, che sono evidenti in contrada Castagnola e Bosco del Pomo.

   Le dorsali collinari di tutta la fascia altimetrica intorno ai 600 metri (Brignat, Serra, Castello di Calatamauro, Sommacco, Serra Lunga) sono costituite da calcareniti glauconitiche (la glauconite è un minerale di colore verde che conferisce la colorazione alla roccia). Queste rocce sono il risultato di apporti terrigeni nelle zone di estuario di antichi  delta fluviali risalenti al periodo Miocene (23 m.a.) molto ricchi in microfosili planctonici e grossi denti di squalo.

  Le zone di fondovalle al di sotto dei 600 metri di altitudine sono costituite da depositi di tipo argilloso e sabbioso e costituiscono affioramenti visibili nelle contrade Contesse, Mole, Realbate, Vaccarizzo e Costiere. Il periodo di deposizione di questi terreni viene attribuito al Neogene (23 m.a.).

  Nelle predette zone ed in particolare nelle Contrade Costiere, Carrubba e Petraro affiorano i gessi della Formazione Gessoso Solfifera Sicililiana risalenti al Messiniano superiore (5 m.a.). Questi depositi sono denominati anche evaporiti in quanto sono il prodotto del prosciugamento del Mediterraneo a causa della chiusura dello stretto di Gibilterra. La migliore esposizione dei gessi è visibile a Rocca di Entella con spessori di oltre 100 metri.  

      La riapertura delle comunicazioni con l'Atlantico e il reingresso delle acque nel Mediterraneo ha prodotto la deposizione di marne bianche denominate "trubi" del Pliocene inferiore, che affiorano sopra i gessi nelle aree di Carrubba Nuova, Scilocco e Rocca d'Entella . 

    La formazione geologica più recente rilevabile nel territorio comunale è costituita da marne sabbiose, argille e calcareniti facenti parte della Formazione Marnoso Arenacea della Valle del Belice, che viene fatta risalire al  Pliocene superiore ( 4 m.a.).